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I principali tipi di contratti aziendali

I principali tipi di contratti aziendali

  • I principali tipi di contratti aziendali 


    Il
    Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) è la forma con la quale in Italia viene disciplinato il rapporto tra il datore di lavoro ed il dipendente. Si tratta del documento che sancisce i diritti e doveri di entrambe le parti sia dal punto di vista normativo sia economico.  


    A cosa serve il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro? 

    Il CCNL essenzialmente serve quindi a determinare le caratteristiche principali che assumerà il rapporto lavorativo tra impiegato e azienda e la durata di questo accordo. 

    Per essere valido un contratto deve contenere due parti essenziali, quella normativa, che riguarda gli orari di lavoro, le ferie, i permessi ordinari e straordinari, e la parte obbligatoria che invece disciplina il rapporto con i sindacati e le organizzazioni del lavoro. 

    Questi tipi di contratti riguardano vari settori tra cui quello dei servizi, il metalmeccanico, il commercio, l’industria, l’edilizia, quello degli Enti e le Istituzioni Private ecc. Ognuno di questi settori ha delle caratteristiche specifiche e dei livelli differenti in base al tipo di mansione ricoperta dal lavoratore. Il livello di inquadramento ed il tipo di settore a cui il lavorartore appartiene sono determinanti anche per quanto riguarda la RAL minima prevista ovvero il pagamento lordo annuale che il datore di lavoro è tenuto a corrispondere all’impiegato così come il periodo di maternità e di congedo parentale e più in generale tutti i diritti del lavoratore. 

    E’ importante dire che le aziende possono apportare delle piccole modifiche a questo tipo di contratto. 

    I principali tipi di Contratto Nazionale del Lavoro 

    A seconda della durata dell’accordo, il CCNL può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. La differenza sta che mentre il primo ha una durata già stabilita, pertanto si conclude non appena l’accordo tra le due parti decade (infatti in questo tipo di contratto non è previsto un periodo di “preavviso” proprio perchè non è contemplata possibilità di rescissione), il secondo tipo di contratto prevede un periodo di preavviso che varia a seconda del tipo di contratto stesso. 

    Le principali differenze tra il contratto a tempo determinato ed il contratto a tempo indeterminato 

    Rientrano nei contratti a tempo determinato i contratti temporanei, quelli stagionali e di sostituzione maternità. In base alla legge, questi contratti possono avere una durata non superiore a 12 mesi. 

    Nel caso in cui esistano le condizioni tale contratto potrà essere prorogato fino a 24 mesi. Infatti, questo tipo di accordo tra le due parti può essere rinnovato per un massimo di quattro volte ad esempio nel caso di esigenze aziendali come sostituzione di altri lavoratori o altre esigenze come quando l’azienda si trova a dover incrementare il numero dei collaboratori.  

    Nel caso in cui queste condizioni non sussistano, dopo i 12 mesi tale contratto deve tramutarsi in contratto a tempo indeterminato. In questo tipo di contratto, l’accordo tra le due parti non è temporaneo ma al contrario non ha limiti di durata. 

    Naturalmente, dal punto di vista del lavoratore impiegato, questa forma di accordo lo tutela maggiormente rispetto al contratto a tempo determinato che invece gli dà meno garanzie. Ad esempio, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente se non per giusta causa o giustificato motivo che può dipendere dalle condizioni in cui versa l’ azienda o al comportamento del lavoratore. Allo stesso modo, il contratto tutela anche il datore di lavoro nel senso che se il lavoratore decide di rescindere il contratto per qualsiasi motivo, è obbligato a corrispondere un periodo di preavviso al lavoratore. Nel caso in cui questo non avvenga il lavoratore dovrà pagare una somma in denaro al datore di lavoro per risarcirlo del danno. 

    Questo tipo di contratto va rinnovato e cambiato ogni due anni per quanto riguarda la parte economica e ogni quattro per quello che concerne la parte relativa alla normativa. 

     

    Il periodo di prova 

    Sia il contratto a tempo determinato che quello a tempo indeterminato prevedono un periodo di prova durante il quale sia l’impiegato che il datore di lavoro avranno modo di capire se vogliono proseguire con il rapporto lavorativo. Infatti, durante questo periodo entrambe le parti possono cambiare idea e concludere il rapporto prima del tempo. Questo accade quando il datore di lavoro si rende conto che l’impiegato non soddisfa i requisiti richiesti o al contrario nel caso in cui l’impiegato capisce che le mansioni richieste sono al di sopra delle sue capacità o al contrario lo svalutano. In genere il periodo di prova dura da uno a tre mesi ma può essere esteso fino a sei mesi. 

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